| Approfitto di questa domanda per dare un’idea di come sono arrivata a crearmi un mio “metodo”, quello che segue fa parte di una risposta (la domanda era “come sei arrivata alla tua pratica personale”) che ho preparato per la rivista dello Yani con l’aiuto di Massimo Bonomelli e Ada Servida Vento:
La mia pratica personale si è sviluppata lungo un percorso oramai di 35 anni conoscendo vari maestri sia indiani che occidentali e sfruttando i viaggi e lunghe permanenze all’estero che il lavoro di mio marito mi hanno consentito fare. Particolarmente utile è stata per me l’esperienza di vita in Nigeria, prima e dopo la guerra del Biafra. Mi ha consentito di sperimentare come in situazioni di pericolo e di necessità la gente cambi e la filosofia di vita che ti sostiene possa apparire anche un lusso: sintetizzando se ho fame digiunare non ha alcun senso. I cinque anni poi trascorsi a contatto con la cultura indonesiana, vivendo a Giakarta, sono stati una preziosa scuola pratica di come diverse culture e religioni possono amalgamarsi e integrarsi. In quel periodo ho potuto assistere ai vari balli indonesiani tutti basati sul Ramayana nelle diverse interpretazioni Bali, Giava , Sumatra ecc.
La mia insegnante di Giakarta Ann Freeman che insegnava secondo la tradizione di Sivananda di Rishikesh, era allieva di Vishnudevananda, ha svegliato in me la voglia di andare alle origini in India, e così non mi è sembrato vero quando, durante il mio corso per insegnanti dal Maestro Patrian, Swami Yogaswarupananda mi ha invitata a Rishikesh, dove poi sono ancora tornata. Sono stata anche a Lonavla da Swami Mahesmananda e al Santa Cruz di Mumbai. Fondamentale è stato anche l’incontro con Swami Nityananda di Delhi, incontro avuto grazie a Antonio Falcone; è stato questo Swami che mi ha incoraggiato a sdrammatizzare e semplificare, a cercare di centrare il nocciolo di ogni cosa abbandonando il superfluo, lasciando perdere l’apparenza ed essendo sempre e comunque vera e sincera. Gliene ringrazio. Ringrazio anche Swami Kartikeyan che all’ultimo incontro che abbiamo avuto mi ha detto che, vista la mia età, è meglio che lasci lo hatha per il raja yoga….E’ che mi piace l’anatomia! L’anatomia, osservare e vivere cosa si muove e perché nella struttura del nostro corpo, è stato il grande dono che mi ha fatto Bob Smith di Seattle. Quando mi sono seduta a Bali per la prima volta a partecipare ad una sua lezione, mi sono sentita tornata a casa. E di grande aiuto sono sempre i commenti sui yoga sutra di Patanjali di B.K.S. Iyengar.
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